Birra Annual Report 2025: panorama in chiaroscuro per la birra italiana

Dopo il biennio 2021-2022 molto positivo, il comparto della bevanda di malto e luppolo è costretto ad affrontare ostacoli e nuove sfide
Birra Annual Report 2025: panorama in chiaroscuro per la birra italiana

Un comparto solido e dinamico, grazie a innovazione e investimenti, ma che sta affrontando numerosi problemi e nuove sfide complesse. È questo lo scenario del mercato birrario in Italia, che dopo il trend di crescita nel biennio 2021-2022 ha segnato il passo nel 2023, una tendenza confermata anche nel 2024, il cui primo semestre vede la produzione nazionale e il mercato interno in sofferenza. Come sottolinea Alfredo Pratolongo, Presidente AssoBirra (Associazione birrari e maltatori), nel report annuale presentato lo scorso giugno: “Il 2023 è stato un anno particolarmente difficile per il settore birrario. Dopo un decennio di crescita, la crisi innescata dalla contingenza pandemica e la ripresa nel 2022, i consumi si sono ridotti quest’anno di quasi sei punti percentuali. Per il futuro rimango positivo perché la birra in Italia è ormai diventata una bevanda da pasto, identificata con la convivialità informale, apprezzata per le sue caratteristiche di leggerezza, versatilità, naturalezza e basso contenuto alcolemico, oppure analcolica. Essere parte del menu degli italiani è un fattore strutturale e autorizza dunque a un cauto ottimismo per il futuro, ma è altresì indispensabile non perdere il focus sugli impegni che ci attendono nei mesi a venire, la necessità di procedure più semplici e snelle di accesso ai fondi nazionali e comunitari, l’aggiornamento di alcuni articoli della legge della birra e, auspichiamo, un alleggerimento della pressione fiscale specifica”. 

Produzione, export e consumi segnano il passo 

Il settore brassicolo italiano ricopre un ruolo centrale per l’economia nazionale, capace di creare valore, indotto economico e posti di lavoro: il comparto occupa, infatti, oltre 100mila operatori in oltre 1.000 aziende (1.012 realtà del settore tra birrifici, microbirrifici e malterie) e crea un valore condiviso di 10,2 miliardi di euro (equivalente allo 0,54% del PIL). 

Secondo i dati illustrati nell’Annual Report di AssoBirra, nel 2023 la produzione in Italia ha raggiunto 17,4 milioni di ettolitri, registrando una contrazione del 5,02% rispetto ai 18,3 milioni di ettolitri del 2022, ma superando i livelli pre-pandemici del 2019 (17,3 milioni di ettolitri) e quasi eguagliando il 2021 (17,8 milioni di ettolitri). I consumi, seppur in calo rispetto al record del 2022 (22,5 milioni di ettolitri), si sono attestati a 21,2 milioni di ettolitri nel 2023, facendo segnare un decremento del 5,85%, ma mantenendo una quota che supera il massimo storico di consumo registrato fino all’anno scorso (21,2 milioni di ettolitri nel 2019) e che supera quella del 2021, delineando una crescita di oltre 20 punti percentuali (20,9%) rispetto a dieci anni fa (17,5 milioni di ettolitri nel 2013).  

Anche l’export mostra un aggregato inferiore a quello del 2022: 3,6 milioni di hl nel 2023, con un -5,36% rispetto ai 3,8 dell’anno precedente. La distribuzione dell’export vede un calo della quota verso il Regno Unito (44,1% vs il 48,2% del 2022, pari a -250 mila ettolitri nel 2022), ma un aumento delle esportazioni verso Albania e soprattutto Francia, con un dato in crescita del 57%. Tra i canali distributivi e di consumo riemerge il fuori casa, che nel 2023 registra un +1,8% rispetto all’anno precedente, di fatto mantenendo gli stessi volumi, con consumi complessivi leggermente inferiori agli 8 milioni di ettolitri, bilanciando in parte l’ampia flessione di consumo domestico del canale Gdo, che hanno dovuto fare i conti con una forte elasticità della domanda e della riduzione del potere d’acquisto. 

Uno scenario in evoluzione 

Come sottolineato prima, il settore birrario sta affrontando una serie di problematiche non di facile soluzione. Al riguardo, AssoBirra dialoga attivamente con le istituzioni e collabora con le altre associazioni di comparto in una continua opera di sensibilizzazione e consapevolezza dei trend e dei fattori che impattano sulla possibilità di tornare a crescere, quali il cambiamento climatico, con i conseguenti rincari e la difficile reperibilità di alcune materie prime, l’aumentato costo dell’energia e, ultimo ma non per importanza, la spinta inflattiva di tutti i prodotti, incluso il largo consumo. 

Questi fattori hanno generato una riduzione del potere di acquisto generalizzata, particolarmente sentita dal settore birrario a causa del peso aggiuntivo, rispetto alle altre bevande da pasto, delle accise, che rientrano nella ‘costruzione’ del prezzo della birra sullo scaffale, nei bar, nei ristoranti e nelle pizzerie: un fattore che concorre quindi alla contrazione di mercato, togliendo risorse alle imprese nella filiera e agevolando di conseguenza le importazioni di birra da alcuni mercati a basso carico fiscale. “Le accise, anacronistiche per una bevanda da pasto e incongrue, perché la birra è l’unica su cui gravano – spiega Pratolongo –, risultano tanto più afflittive poiché penalizzano le aziende italiane rispetto a quelle che lavorano in Paesi, per così dire, maggiormente beer friendly in termini di tassazione, nei confronti dei quali esiste di fatto una sorta di spread che penalizza le aziende italiane che ivi esportano birra. E, specularmente, favoriscono il business delle loro aziende nazionali, stimolandone la competitività e quindi anche l’esportazione di birre in Italia perché, pagando molte meno accise in patria, hanno margini più alti e possono quindi essere più competitive con la birra che esportano da noi”. È d’obbligo aggiungere che la birra, unica fra le bevande da pasto, versa all’Erario oltre 700 milioni in accise annue che si sommano alla contribuzione fiscale ordinaria.  

Non manca l’ottimismo 

Lo scenario tracciato, quindi, non è dei più rosei, ma la riduzione delle accise e il fatto che il comparto birrario italiano ha mostrato nel corso degli anni grande dinamicità e spirito di innovazione porta ad avere un po’ di ottimismo per il futuro. “Nonostante le contingenze sfavorevoli e gli attuali fattori di frenata, che rischiano di rallentare o limitare un ulteriore sviluppo del settore birrario, siamo convinti che la birra abbia le caratteristiche per tornare a crescere in futuro – afferma Pratolongo nel report di AssoBirra –. La capacità di innovare degli imprenditori, sia a livello di prodotto che nelle strategie di sostenibilità, ci permette di rispondere alle esigenze dei consumatori, attuali e prospettiche, e di fare leva su alcuni macro-trend del mercato italiano: localismo, salubrità e leggerezza, che consentono di far apprezzare ai consumatori la grande varietà e qualità dell’offerta brassicola in Italia. Le aziende hanno investito in tecnologie avanzate e pratiche sostenibili, valorizzando i territori e il patrimonio culturale del nostro Paese, portando la birra ad essere oggi una bevanda da pasto integrata nelle abitudini degli italiani e un’icona della convivialità, nonché un prodotto democratico e accessibile, sia per il gusto che per il basso tenore alcolico, con una qualità davvero eccellente”. 

Leggi l’articolo nell’Annual Report Birra 2025 di Food Service ↓

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